martedì 29 aprile 2014

La Politica e la Lingua Inglese


La maggior parte di chi si preoccupa affatto del problema ammetterebbe che la lingua inglese è in una brutta situazione, ma generalmente si presume che non ci sia nulla che possiamo farci per mezzo di un'azione consapevole. La nostra civiltà è decadente e la nostra lingua (è questo l'argomento) deve inevitabilmente seguirla nel collasso generale. Segue che qualsiasi resistenza contro l'abuso della lingua sia un arcaismo sentimentalista, come il preferire le candele alla luce elettrica o i calessi agli aeroplani. Al di sotto di ciò si nasconde la credenza semi-consapevole che la lingua sia un'evoluzione naturale e non uno strumento cui diamo forma per i nostri scopi.

Ora, è chiaro che il declino di una lingua debba avere in ultima analisi cause economiche e politiche: non è semplicemente a causa della cattiva influenza di questo o quel singolo scrittore. Ma un effetto può divenire una causa, rinforzando la causa originaria e producendo lo stesso effetto in forma intensificata e così via, all'infinito. Un uomo può cominciare a bere perché si sente un fallito e divenire un completo fallito perché beve. È la medesima cosa che sta accadendo alla lingua inglese. Diviene brutta e imprecisa perché i nostri pensieri sono sciocchi, ma la sciatteria della nostra lingua ci induce più facilmente a fare pensieri sciocchi. Il punto è che il processo è reversibile. L'inglese moderno, soprattutto quello scritto, è pieno di cattive abitudini che si diffondono per imitazione e che è possibile evitare se si ha la voglia di prendersi la briga. Se ci si libera di queste abitudini, si può pensare più chiaramente e ciò è il primo passo necessario verso una rigenerazione politica: cosicché la lotta contro il cattivo inglese non è frivola e non è preoccupazione esclusiva degli scrittori professionali. Vi ritornerò a breve e spero che nel frattempo il significato di ciò che ho detto sarà divenuto più chiaro. Nel frattempo, ecco cinque esemplari di come la lingua inglese viene abitualmente scritta.

I seguenti cinque passaggi non sono stati scelti perché sono particolarmente brutti (avrei potuto citare roba ben peggiore, se avessi voluto) ma perché illustrano numerosi tra i vizi mentali di cui soffriamo. Sono un po' al di sotto della media ma si tratta di esempi piuttosto rappresentativi. Li numero così da rendere più agevoli i riferimenti, quando necessari:
  1. Io non sono, ovviamente, certo se non sia vero l'affermare che il Milton che un tempo non sembrava dissimile a un Shelley del diciassettesimo secolo non fosse diventato, a causa di un'esperienza sempre più amara d'anno in anno, più alieno [sic] al fondatore della setta gesuitica che nulla potesse indurlo a tollerare.
    Professor Harold Laski
    Saggio sulla Libertà d'Espressione
  2. Soprattutto, non possiamo giocare a rimbalzello con una batteria predeterminata di modi di dire che prescrive collocazioni egregie di vocaboli come il semplice veder rosso in luogo di arrabbiarsi e fare il punto invece di riepilogare.1
    Professor Lancelot Hogben
    Interglossa
  3. Da un lato abbiamo la personalità libera: per definizione è non neurotica, poiché non ha né conflitti, né sogni. I suoi desideri, così come sono, sono trasparenti, poiché sono ciò che l'approvazione istituzionale tiene all'avanguardia della consapevolezza; un altro schema istituzionale ne altererebbe il numero e l'intensità; c'è poco in essi di naturale, irriducibile o culturalmente pericoloso. Ma d'altro canto, il legame sociale stesso non è altro che il maturo riflesso di queste integrità sicure in sé. Ricordate la definizione di amore. Non è questa l'immagine stessa di un piccolo accademico? Dov'è il luogo in questa sala degli specchi per la personalità o la fraternità?
    Saggio sulla psicologia in Politics (New York)
  4. Tutta la “gente migliore” dei club dei gentiluomini e tutti i frenetici capitani fascisti, uniti nell'odio comune nei confronti del Socialismo e dell'orrore bestiale di fronte alla marea crescente del movimento rivoluzionario di massa, si sono dedicati ad atti di provocazione, di schifosi attentati incendiari, di leggende medievali circa pozzi avvelenati, per legalizzare la distruzione da parte loro delle organizzazioni proletarie e hanno suscitato un fervore sciovinista presso i piccolo borghesi per conto della lotta contro la via rivoluzionaria per uscire dalla crisi.
    Pamphlet comunista
  5. Se bisogna infondere un nuovo spirito in questa vecchia nazione, vi è una riforma spinosa e contenziosa da affrontare, e cioè l'umanizzazione e la galvanizzazione della BBC. La timidezza sarà preambolo alla cancrena e all'atrofia dell'anima. Il cuore della Bretagna può pure essere solido e dal battito forte, ad esempio, ma il ruggito del leone britannico al presente è come quello di Fondo nel Sogno di una Notte di Mezza Estate di Shakespeare: soave come quello di una colomba. Una nuova Bretagna virile non può continuare a essere tradita agli occhi, o meglio, alle orecchie del mondo dai languori sorpassati di Langham Place, sfacciatamente mascherato come “inglese standard”. Quando la Voce della Bretagna si udrà, alle nove, molto più lontano e infinitamente meno ridicolo di sentire le acca onestamente ignorate rispetto all'attuale raglio moralista, inflazionato, inibito, da maestrine di scuola di irreprensibili signorine miagolanti!
    Lettera al Tribune

Ognuno di questi passaggi ha dei demeriti propri, ma, oltre all'evitabile bruttezza, sono comuni a tutti due qualità. La prima è la pesantezza delle immagini, l'altra la mancanza di precisione. Lo scrittore o ha un significato e non è in grado di esprimerlo, oppure dice inavvertitamente qualcos'altro, o è quasi indifferente al che le sue parole significhino qualcosa oppure no. Il miscuglio di vaghezza e incompetenza bella e buona è una delle più evidenti caratteristiche della prosa inglese moderna, soprattutto di ogni genere di scritto politico. Non appena di sollevano certi argomenti, il concreto si fonde con l'astratto e nessuno sembra essere in grado di concepire discorsi che non siano triti e ritriti: la prosa consiste meno e meno di parole scelte in virtù del loro significato, e sempre più di sintagmi messi assieme come le sezioni di un pollaio prefabbricato. Elenco qui sotto, corredati da note ed esempi, alcuni dei trucchi tramite i quali l'opera di costruzione della prosa viene abitualmente evitata:
Metafore morenti. Una metafora di recente invenzione aiuta il pensiero, evocando un'immagine visiva, mentre una metafora che è tecnicamente “morta” (p. es. “risoluzione ferrea”) è in effetti divenuta una parola ordinaria e generalmente può essere utilizzata senza perdita di vividezza. Ma nel mezzo di queste due classi c'è un enorme ammasso di metafore consunte che hanno perduto tutto il potere evocativo e sono usate meramente perché risparmiano al parlante il problema di inventare dei sintagmi da sé. Alcuni esempi sono: cambiare aria, imbracciare le armi, fare qualcosa in barba a qualcuno, stare spalla a spalla pescare in acque torbide, all'ordine del giorno, tallone d'Achille, canto del cigno, focolaio di.2 La maggior parte di queste vengono usate senza conoscerne il significato (ad esempio, cos'è una “rottura”?) e spesso vengono mischiate metafore incompatibili, segno sicuro che lo scrittore non è interessato a ciò che dice. Il senso originario di alcune di queste metafore è stato distorto senza che coloro che le utilizzano siano persino consci di ciò. Ad esempio, toe the line viene talvolta scritto come tow the line.3 Un altro esempio è quello dell'incudine e del martello, ad oggi usato costantemente che sia il martello ad avere la peggio. In realtà è sempre l'incudine a rompere il martello, mai il contrario: uno scrittore che ha smesso di pensare a ciò che dice eviterebbe di corrompere la frase originale.

Operatori o protesi verbali. Ciò risparmia l'affanno di scegliere i verbi e nomi appropriati e allo stesso tempo tappezzano ogni frase di sillabe extra che le donano una parvenza di simmetria. Frasi caratteristiche sono rendere inoperativo, militare contro, prendere contatto con, essere soggetto a, dare rilancio a, dare motivo di, avere l'effetto di, giocare un ruolo trainante in, avere effetto, esibire una tendenza a, servire lo scopo di, ecc. ecc. La nota fondamentale è l'eliminazione dei verbi semplici. Invece di usare una sola parola, come rompere, fermare, danneggiare, riparare, uccidere, un verbo diviene un sintagma composto da un nome o aggettivo unito a un verbo generico come dimostrare, servire, formare, giocare, rendere. Inoltre, la voce passiva viene usata ovunque possibile rispetto a quella attiva e si usano costruzioni nominali invece di gerundi (tramite esame invece di esaminando). La gamma di verbi viene ulteriormente limitata per mezzo delle formazioni in -izzare e in -de e viene conferita una parvenza di profondità alle affermazioni banali per mezzo della formazione in non + in-. Le congiunzioni e le preposizioni semplici vengono sostituite da sintagmi quali con riferimento a, visto il, il fatto che, a forza di, in vista di, nell'interesse di, ipotizzando che; e i finali di frase sono salvati dal climax discendente da luoghi comuni clamorosi come fortemente auspicabile, non è possibile ignorare, ci si aspettano sviluppi nel prossimo futuro, meritevole di considerazione, condotto a conclusione soddisfacente e così via.

Dizione pretenziosa. Parole come fenomeno, elemento, individuo, obiettivo, categorico, effettivo, virtuale, basilare, primario, promuovere, costituire, esibire, sfruttare, utilizzare, eliminare, liquidare vengono usate per imbellire un'affermazione semplice e donare un'aria di imparzialità scientifica a giudizi pregiudizievoli. Aggettivi come epocale, epico, storico, indimenticabile, trionfante, antico, inevitabile, inesorabile, genuino sono usati per dignificare il processo sordido della politica internazionale, mentre la scrittura che mira a glorificare la guerra prende solitamente una coloritura arcaica, le cui parole caratteristiche sono: regno, trono, carro, pugno di ferro, tridente, spada, scudo, stendardo, stivalone, squillante. Espressioni e parole straniere come cul de sac, ancien regime, deus ex machina, mutatis mutandis, status quo, gleichschaltung4, weltanschauung5 sono usate per dare un'aria di cultura ed eleganza. Oltre alle utili abbreviazioni i.e., e.g. ed etc., non vi è alcuna reale necessità delle centinaia di sintagmi stranieri attualmente correnti nella lingua inglese. I cattivi scrittori, e soprattutto quelli scientifici, politici e sociologici, sono quasi sempre perseguitati dalla nozione che le parole latine o greche siano più maestose di quelle sassoni e parole non necessarie come espedire, migliorare, predire, estraneo, sradicato, clandestino, subacqueo e centinaia di altre guadagnano costantemente terreno a scapito di quelle anglosassoni.6 Il gergo particolare della scrittura marxista (iena, boia, cannibale, piccolo borghese, questa gentry7, lacchè, servo, cane pazzo, Guardia Bianca8, ecc.) consistono in larga misura di parole tradotte9 dal russo, dal tedesco o dal francese; ma il modo normale di coniare una nuova parola è quello di usare la radice greca o latina con l'affisso appropriato e, quando necessario, con interventi sulla lunghezza. È spesso più facile inventare parole di questo tipo (deregionalizzare, inammissibile, extra-matrimoniale e così via) piuttosto che pensare a quali parole inglesi rendano ciò che si intende. Il risultato, in genere, è un aumento della sciatteria e della vaghezza.

Parole senza senso. In alcuni tipi di scrittura, in particolare nella critica d'arte e letteraria, è normale imbattersi in lunghi passaggi che mancano quasi completamente di significato.10 Parole come romantico, plastico, valori, umano, morto, sentimentale, naturale, vitalità, per come sono usati nella critica d'arte, sono strettamente insensate, nel senso che non solo non si riferiscono ad alcun oggetto conoscibile, ma difficilmente ci si aspetta che il lettore vi faccia riferimento. Quando un critico scrive “La caratteristica di spicco dell'opera di X è la sua qualità vivida”, mentre un altro scrive “La cosa che colpisce immediatamente dell'opera di X è il suo particolare esser morta”, il lettore li accetta come una semplice divergenza d'opinione. Se fossero utilizzate parole come bianco e nero, invece di parole gergali come morto e vivente, capirebbe in un attimo che la lingua è utilizzata in maniera impropria. Similmente, si abusa di molte parole della politica. La parola fascismo ad oggi non ha alcun significato, in quanto significa “qualcosa non desiderabile”. Le parole democrazia, socialismo, libertà, patriottico, realistico, giustizia hanno numerosi significati diversi che non si possono riconciliare gli uni con gli altri. Nel caso di una parola come democrazia, non solo non vi è una definizione condivisa, ma il tentativo di fornirne una viene contestata da tutte le parti. Si ha la sensazione quasi universale che quando diciamo che una nazione è democratica, la stiamo elogiando: di conseguenza, i difensori di qualsiasi tipo di regime sostengono che questo è una democrazia e temono di dover smettere di usare quella parola, se fosse legata a qualsiasi significato. Affermazioni come Il maresciallo Pétain era un vero patriota, La stampa sovietica è la più libera del mondo, La Chiesa Cattolica si oppone alle persecuzioni vengono quasi sempre enunciate con l'intento di ingannare. Altre parole usate con significati variabili, nella maggior parte dei casi in maniera più o meno disonesta, sono: classe, totalitario, scienza, progressista, reazionario, borghese, uguaglianza.

Ora che ho elencato questo catalogo di raggiri e perversioni, lasciatemi fornire un altro esempio di ciò a cui portano. Stavolta deve trattarsi per sua natura di un testo immaginario. Tradurrò un passaggio in buon inglese in inglese moderno del tipo peggiore. Ecco un famosissimo passo dall'Ecclesiaste:

Io mi sono rimesso a considerare che, sotto il sole, per correre non basta essere agili, né basta per combattere essere valorosi, né essere saggi per avere del pane, né essere intelligenti per avere delle ricchezze, né essere abili per ottenere favore; poiché tutti dipendono dal tempo e dalle circostanze.

Eccolo in lingua moderna:

Le considerazioni oggettive sui fenomeni contemporanei urgono alla conclusione che il successo o il fallimento nelle attività competitive non mostrano tendenza a poter essere commensurate con le capacità innate, ma che bisogna invariabilmente prendere in considerazione un considerevole elemento di imprevedibilità.

È una parodia, ma non una molto grossolana. L'esempio (3) qui sopra, ad esempio, contiene numerosi spezzoni della stessa tipologia di lingua. Ci si accorgerà che non ho fatto una traduzione completa. L'inizio e la fine della frase seguono il significato originale piuttosto da vicino, ma le illustrazioni concrete in mezzo (di corsa, battaglia, pane) si dissolvono nei sintagmi vaghi “il successo o il fallimento nelle attività competitive”. Doveva essere così, perché nessuno scrittore moderno del tipo di cui sto discutendo (nessuno in grado di usare sintagmi come “le considerazioni oggettive sui fenomeni contemporanei”) pianificherebbe mai i suoi pensieri in maniera così precisa e dettagliata. La tendenza predominante della prosa moderna è lontana dalla concretezza. Analizziamo queste due frasi un po' più da vicino. La prima contiene cinquanta parole, ma soltanto poco più di un centinaio di sillabe e tutte le sue parole provengono dalla vita quotidiana. La seconda contiene meno parole, ma più sillabe. La prima frase contiene sei immagini vivide e solo un sintagma (“dal tempo e dalle circostanze”) che si possa ritenere vago. La seconda non contiene un singolo sintagma fresco o notevole e, nonostante il maggior numero di sillabe, dà solo una versione abbreviata del significato contenuto nella prima. Eppure non vi è dubbio che sia il secondo tipo di frase a star guadagnando terreno nel linguaggio moderno. Non voglio esagerare. Questo tipo di scrittura non è ancora universale e degli affioramenti di semplicità compaiono qui e là nella pagina peggio scritta. Ma, se a uno di noi venisse chiesto di scrivere qualche riga sull'incertezza delle fortune umane, dovremmo probabilmente avvicinarci di più alla mia frase immaginaria, che a quella delle Ecclesiaste.

Come ho cercato di mostrare, la scrittura moderna, nelle sue vesti peggiori, non consiste nello scegliere parole in base al loro significato e inventare immagini per renderne più chiaro il significato. Consiste nell'incollare lunghe strisce di parole che sono state messe in ordine da qualcun altro e rendendo i risultati presentabili tramite un'evidente truffa. L'attrattiva di questo modo di scrivere risiede nella sua facilità. È più facile (persino più veloce, quando ci si fa l'abitudine) dire Secondo il mio parere, non è una supposizione ingiustificata che dire Credo che. Se si utilizzano sintagmi pronti all'uso non solo non si deve andare in cerca delle parole, ma non ci si deve nemmeno preoccupare del ritmo delle frasi, dal momento che tali sintagmi sono disposti in maniera tale da risultare più o meno armoniosi. Quando si compone di fretta (quando si detta a uno stenografo, ad esempio, o pronunciando un discorso pubblico) è naturale cadere in uno stile pretenzioso e latineggiante. Conclusioni come una considerazione che faremmo bene a tenere a mente o una conclusione con cui ognuno di noi concorderebbe prontamente risparmierà che molte frasi finiscano con un tonfo. Usando metafore, similitudini e modi di dire vecchi ci si risparmia uno sforzo mentale considerevole, al costo di lasciare vago il significato, non solo per il lettore, ma anche per se stessi. È questa l'importanza delle metafore miste. L'unico scopo di una metafora è di richiamare un'immagine visiva. Quando queste immagini cozzano (come in La piovra fascista ha cantato il proprio canto del cigno, lo stivalone è stato gettato nel crogiolo) si può dare per certo che lo scrittore non vede un'immagine mentale degli oggetti che sta menzionando: in altre parole, in realtà non pensa. Guardiamo di nuovo gli esempi che ho fornito all'inizio di questo saggio. Il professor Laski (1) usa cinque negazioni in cinquantadue parole. Uno di questi è superfluo, rendendo insensato l'intero passaggio e, inoltre, vi è un refuso (alieno invece di simile11) che lo rende ancora più insensato e vari esempi evitabili di goffaggine che ne aumentano la vaghezza generale. Il professor Hogben (2) gioca a rimpiattino con una batteria che è in grado di scrivere prescrizioni e, sebbene non approvi l'utilizzo comune di vedere rosso, non ha voglia di aprire il dizionario e cercarne il significato per sapere cosa significa; (3), se si assume un atteggiamento poco ben disposto nei suoi confronti, è semplicemente insensato: probabilmente è possibile ricostruirne il significato che l'autore intendeva dargli leggendo l'intero articolo in cui compare. In (4), l'autore sa più o meno cosa vuole dire, ma l'accumulo di sintagmi stantii lo soffoca, come foglie di tè nello scarico del lavandino. In (5), le parole e il significato hanno quasi preso strade diverse. Chi scrive in questo modo ha un significato emotivo generale (detestano qualcosa e vogliono esprimere solidarietà nei confronti di un'altra), ma non è interessato ai dettagli di ciò che dice. Uno scrittore scrupoloso si porrà, dopo ogni frase scritta, almeno quattro domande, ossia:

  1. Cosa voglio dire?
  2. Quali parole lo esprimono?
  3. Quale immagine o modo di dire lo renderà più chiaro?
  4. Quest'immagine è abbastanza nuova da avere effetto?

E probabilmente se ne porrà altre due:

Posso esprimerlo più in breve?
Ho detto qualcosa in un brutto stile che potevo evitare?

Ma non si è obbligati a porsi tutti questi problemi. Li si possono evitare aprendo semplicemente la mente e lasciare che venga affollata da formule già pronte. Esse costruiranno le vostre frasi per voi (e persino i vostri pensieri, fino a un certo punto) e se necessario eseguiranno l'importante servizio di nascondere parzialmente il significato persino a voi stessi. È a questo punto che la connessione speciale tra la politica e lo svilimento della lingua diviene chiaro.

Nella nostra epoca, è largamente vero che la scrittura politica sia una pessima scrittura. Quando ciò non è vero, si scoprirà generalmente che lo scrittore è un qualche tipo di ribelle che esprime le proprie opinioni personali e non una “linea di partito”. L'ortodossia, di qualunque colore essa sia, sembra domandare uno stile imitativo e smorto. I dialetti politici rinvenibili nei pamphlet, negli articoli di fondo, nei manifesti, nei libri bianchi e nei discorsi dei sottosegretari variano certamente da partito a partito, ma sono tutti accomunati dall'impossibilità di ritrovarvi una figura retorica fresca, vivida, originale. Quando si ascolta un vecchio ronzino che ripete meccanicamente le espressioni familiari sul palco del comizio, come atrocità bestiali, tallone di ferro, tirannia sanguinaria, i popoli liberi del mondo, stare spalla a spalla, si ha spesso la singolare sensazione di non stare osservando un essere umano, ma una specie di marionetta, sensazione che diviene improvvisamente più forte nei momenti in cui la luce viene riflessa dagli occhiali dell'oratore, tramutandoli in dischi vuoti che non sembrano avere degli occhi al di là di essi. E non si tratta nemmeno di lasciarsi prendere dalla fantasia: un oratore che usa quel tipo di fraseologia ha già intrapreso la strada verso il tramutarsi in una macchina. I suoni adatti provengono dalla laringe, ma il cervello non è coinvolto nella stessa misura in cui lo sarebbe se stesse scegliendo le parole da sé. Se il discorso che sta pronunciando gli è familiare a furia di averlo ripetuto in continuazione, potrebbe essere quasi inconsapevole di ciò che dice, come quando si pronunciano le risposte in chiesa. E tale stato di consapevolezza ridotta, seppur non indispensabile, è ad ogni modo favorevole alla conformità politica.

Nella nostra epoca, l'oratoria e la scrittura politica sono in larga misura la difesa dell'indifendibile. Cose come la continuazione della dominazione britannica in India, le purghe e le deportazioni russe, lo sgancio delle bombe atomiche sul Giappone possono sicuramente essere difese, ma solo tramite argomenti troppo brutali per poter essere affrontati dalla maggior parte delle persone e che non coincidono con gli scopi dichiarati dei partiti politici. Così, la lingua della politica deve consistere in larga parte di eufemismi, ragionamenti circolari e altre vaghezze belle e buone. Villaggi inermi vengono bombardati, gli abitanti scacciati nelle campagne, il bestiame ucciso a colpi di mitragliatrice, le capanne date alle fiamme con proiettili incendiari: si chiama pacificazione. Milioni di contadini vengono privati delle loro fattorie e costretti a divenire profughi, portando con sé solo ciò che sono in grado di trasportare a spalla: ciò è detto trasferimento di popolazione o rettificazione delle frontiere. La gente viene detenuta per anni senza processo, o giustiziata con un o sparo alla testa o condannata a morire di stenti in segherie nel circolo polare artico: si chiama eliminazione di elementi inaffidabili. Una tale fraseologia è necessaria se si vuole nominare qualcosa senza evocarne un'immagine mentale. Considerate ad esempio un agiato professore inglese che difende il totalitarismo russo. Non può ammettere candidamente “Credo che l'eliminazione fisica degli avversari sia un bene, se è possibile ottenerne un vantaggio”. Dunque, dirà probabilmente qualcosa del genere:

“Sebbene ammetta in tutta franchezza che il regime sovietico mostri alcune caratteristiche che gli umanitari possano essere inclini a deplorare, dobbiamo, ritengo, concordare sul fatto che una riduzione della destra all'opposizione politica sia una concomitanza inevitabile dei periodi transitori e che i rigori a cui il popolo russo è stato chiamato sono ampiamente giustificati nella sfera dei risultati concreti.”

Lo stile inflazionato è in sé un tipo di eufemismo. Una massa di parole forbite ricade sui fatti come neve soffice, sfocando i contorni e nascondendo tutti i dettagli. Il grande nemico della lingua chiara è l'insincerità. Quando vi è una separazione tra gli scopi reali e dichiarati, ci si rivolge come per istinto alle parole lunghe e ai modi di dire logori, come una seppia che sputa inchiostro. Nella nostra epoca non esiste qualcosa come “lo stare alla larga dalla politica”. Tutti i problemi sono problemi politici e la politica stessa è una massa di bugie, sotterfugi, follie, odio e schizofrenia. Quando l'atmosfera generale è guasta, la lingua deve soffrirne. Mi aspetterei di trovare (è questa una supposizione che le mie conoscenze non mi consentono di verificare) che la lingua tedesca, quella russa e quella italiana si siano deteriorate negli ultimi dieci o quindici anni, come risultato della dittatura.

Ma se il pensiero corrompe la lingua, anche la lingua può corrompere il pensiero. Un cattivo uso può diffondersi per tradizione e imitazione anche tra persone che dovrebbero saperne e ne sanno di più. La lingua degradata che ho discusso è talvolta molto conveniente. Sintagmi del tipo non è una supposizione ingiustificabile, lascia molto a desiderare, non condurrà a buon esito, una considerazione che faremmo bene a tenere a mente sono una tentazione continua, uno scatolo di aspirina sempre a portata di mano. Riscorrete questo saggio e sicuramente troverete che ho commesso in continuazione gli stessi errori contro cui protesto. Con la posta di stamane ho ricevuto un pamphlet sulle condizioni in Germania. L'autore mi scrive che si è “sentito il dovere” di scriverlo. L'ho aperto su una pagine a caso, ed ecco una delle prime frasi che ho visto: “[Gli Alleati] hanno non solo l'opportunità di ottenere una trasformazione radicale della struttura sociale e politica della Germania al fine di evitare una reazione nazionalistica nella Germania stessa, ma al contempo di porre le fondamenta di un'Europa cooperativa e unita”. Vedete, si “sente in dovere” di scrivere, ovvero sente, presumibilmente, di aver qualcosa di nuovo da dire, eppure le sue parole si raggruppano automaticamente in una triste formazione a loro familiare, come i cavalli allo squillo di tromba. L'invasione della mente di espressioni pronte all'uso (porre le fondamenta, ottenere una trasformazione radicale) si può evitare solamente se si è costantemente in guardia e ogni espressione del genere anestetizza una porzione del cervello.

Poco fa ho detto che la decadenza della lingua è probabilmente curabile. Coloro che lo negano sottolineerebbero (sempre che ne siano in grado) che una lingua non è altro che il riflesso di condizioni sociali esistenti e che non ne possiamo influenzare lo sviluppo smanettando direttamente con le parole e i costrutti. Per quel che riguarda il tono generale o lo spirito della lingua, ciò può essere vero, ma non è vero in dettaglio. È capitato spesso che sparissero espressioni e parole stupide, non grazie a un processo evolutivo, ma grazie all'azione consapevole di una minoranza. Due esempi recenti sono battere tutte le strade e non escludere nessuna possibilità, scomparse grazie alla derisione messa in atto da alcuni giornalisti. C'è una lunga lista di metafore inutili che potrebbero essere eliminate, se un numero sufficiente di persone si interessasse a tale compito e potrebbe essere anche possibile deridere l'esistenza stessa della formazione in in-, ridurre la quantità di latino e greco nella sentenza media ed eliminare espressioni straniere e parole scientifiche a sproposito e, più in generale, rendere la pretenziosità fuori moda. Ma tutti questi sono punti minori. La difesa della lingua inglese implica più di ciò ed è forse meglio iniziare col dire cosa ciò non implica.

Per iniziare, non ha nulla a che vedere con gli arcaismi, col salvataggio di parole e figure retoriche obsolete o con la creazione di un “inglese standard” da cui non allontanarsi mai. Al contrario, è necessario eliminare ogni parola o modo di dire che non siano più utili. Non ha nulla a che vedere con una grammatica e una sintassi corretta, che non hanno importanza, a patto che il significato sia chiaro, o l'evitare gli americanismi, o avere ciò che si chiama “un buono stile prosaico”. D'altro canto, non riguarda la finta semplicità o il tentativo di rendere l'inglese scritto più colloquiale. Né implica la preferenza della parola anglosassone a quella latina sempre e in ogni caso, sebbene implichi l'utilizzo di meno parole e parole più corte che possano esprimere il significato. Ciò che più di tutto è necessario è il lasciare che il significato scelga le parole, non il contrario. Nella prosa, la cosa peggiore che si possa fare con le parole è arrendersi ad esse. Quando si pensa a un oggetto concreto, l si fa senza le parole e poi, se si vuole descrivere la cosa che si è visualizzata, si va in cerca delle parole più adatte. Quando si pensa a qualcosa di astratto si è più inclini a usare le parole sin da subito e, a meno di non fare uno sforzo consapevole per evitarlo, il dialetto esistente irromperà, facendo il lavoro al posto dello scrittore, al costo di affievolire o persino cambiare il significato. È forse meglio rimandare l'uso delle parole il più a lungo possibile e rendere il significato più chiaro possibile tramite immagini e sensazioni. In seguito sarà possibile scegliere (e non semplicemente accettare) le espressioni che meglio rendono quel significato e poi fare il contrario; decidere quali impressioni è più probabile che le proprie parole evochino in un'altra persona. L'ultimo sforzo mentale elimina tutte le immagini vecchie o ambigue, tutte le espressioni prefabbricate, le ripetizioni inutili, le ipocrisie e, in generale, la vaghezza. Ma si può essere spesso in dubbio sull'effetto di una parola o di una espressione e c'è il bisogno di regole su cui poter fare affidamento quando l'istinto non basta. Credo che le seguenti regole coprano la maggior parte dei casi:

  1. Non usare mai una metafora, una similitudine o altre figure retoriche che si è soliti vedere sulla carta stampata;
  2. Non usare mai una parola lunga, se una breve è sufficiente;
  3. Se è possibile cancellare una parola, fallo sempre;
  4. Non usare mai la costruzione passiva, se è possibile usare quella attiva;
  5. Non usare mai un'espressione straniera, una parola scientifica o gergale se sei in grado di pensare al suo equivalente in inglese corrente;
  6. Infrangi queste regole prima di dire qualcosa di apertamente barbaro.

Queste regole sembrano elementari perché lo sono, ma richiedono un profondo cambiamento di atteggiamento in chiunque si sia abituato a scrivere nello stile che oggi va di moda. È possibile attenersi a tutte loro, ma scrivere comunque male, ma non è possibile scrivere cose del tipo che ho citato in quei cinque esemplari all'inizio di questo articolo.

Non ho considerato l'uso letterario della lingua, ma solo la lingua come strumento per esprimere il pensiero, non per nasconderlo o impedirlo. Stuart Chase e altri sono giunti vicino all'affermare che tutte le parole astratte non hanno significato e l'hanno usato come pretesto per sostenere un tipo di quietismo politico. Dal momento che non sapete cosa sia il fascismo, come lo si può combattere? Non c'è bisogno di ingoiare assurdità del genere, ma bisogna riconoscere che l'attuale caos politico è connesso al decadimento della lingua e che è probabilmente possibile apportare dei miglioramenti a partire dalla lingua. Se si semplifica l'inglese si è liberi dalle peggiori follie dell'ortodossia. Non si è in grado di parlare nessuno dei dialetti necessari e quando si fa un'affermazione stupida, la sua stupidità sarà ovvia persino a se stessi. Il linguaggio politico (e con variazioni vere per tutti i partiti politici, dai conservatori agli anarchici) ha come intento quello di rendere le bugie verosimili e l'assassinio rispettabile, oltre che a dare una parvenza di solidità a una capanna di giunchi. Non è possibile cambiare tutto ciò in un momento, ma è per lo meno possibile cambiare le proprie abitudini e, di tanto in tanto, è persino possibile, se lo si deride abbastanza forte, buttare qualche espressione consunta e inutile (come stivalone, tallone d'Achille, vespaio, crogiolo, prova decisiva, vero inferno o altri tipi di rifiuti verbali) nella spazzatura, dov'è giusto che finiscano.

George Orwell

1 Ho preferito sostituire i phrasal verbs presenti nell'originale con dei modi di dire (in realtà, dei verbi sintagmatici) più semplici da comprendere per il lettore italiano (NdT).
2 Ho elencato qui solo le espressioni idiomatiche traducibili in italiano (NdT).
3 Questo è uno dei modi di dire che non è possibile tradurre in italiano. Toe the line significa conformarsi e deriva dall'abitudine, prima della partenza delle corse ippiche, di spostare lo zoccolo del cavallo appena prima della linea di partenza (ricordiamo che le zampe del cavallo hanno un solo dito, ecco perché toe).
4 Sincronizzazione (NdT).
5 Ideologia (NdT).
6 Un'interessante prova di ciò è il modo in cui i nomi dei fiori in inglese, in uso fino a poco tempo fa, stanno venendo soppiantati da quelli greci. La Bocca di Leone (Snapdragon) diventa l'antirrhinum, i non-ti-scordar-di-me (forget-me-not) diventano myosotis, ecc. È difficile riscontrare qualunque motivo pratico in tale cambiamento di uso: è probabilmente dovuto a un istintivo ritrarsi dalla parola più familiare e a una vaga sensazione che la parola greca sia più scientifica. (NdA)
7 La gentry è la piccola aristocrazia rurale. In questo caso, ci si riferiva spregiativamente ai borghesi in maniera non particolarmente velata (NdT).
8 La Guardia Bianca è il titolo di un romanzo di Mikhail Bulgakhov, scrittore ucraino di lingua russa. L'Armata Bianca era l'esercito fedele allo zar che combatté contro i rivoluzionari durante la Rivoluzione d'Ottobre, così chiamata per il colore delle proprie divise (NdT).
9 In realtà si tratta di calchi semantici (NdT).
10 Esempio:
   Col conforto della cattolicità della percezione e dell'immagine, stranamente di gamma Whitmanesca, quasi l'esatto opposto in compulsione estetica, continua ad evocare quel suggerire accumulativo, atmosferico e tremante, a una atemporalità crudele, inesorabilmente serena... Wrey Gardiner mette a segno, mirando a semplici bersagli con precisione. Solo che non sono molto semplici, e attraverso questa tristezza scorre più della superficiale rassegnazione agrodolce.
Trimestrale di Poesia
11 Laski scrive “alien” invece di “akin”. (NdT)

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